Calandriello

 

All’inizio di aprile ci ha lasciati il nostro Socio Onorario, professor Bruno Calandriello. Lo ricordiamo con affetto e con rimpianto tra i protagonisti delle regate che fino alla seconda metà degli anni settanta ha corso sotto il guidone dello YCL, di cui era socio sin da poco dopo la fondazione del Club. Ecco come lo ricordano due nostri Presidenti.

PierreJean Hamon:

Bruno è stato per il nostro circolo un socio molto attivo e importante. Negli anni 70, a Livorno, ormeggiavano una piccola ma importante flotta di two tonner: KOALA di Spadolini, PUMA di Holm, YENA di Doni, NANA di Lotti, e DIDA di Bruno Calandriello. Questi armatori portavano il nostro guidone nel mediterraneo, con grande successo e Bruno era sempre coinvolto in tutte le battaglie con i suoi DIDA. Bruno è sempre stato per me un amico, ma soprattutto una guida. Pensare che da giovane era stato anche attirato dalla carriera nella marina militare, tanto era forte il suo amore per il mare. Ho avuto il piacere di regatare con lui, sul DIDA IV e il DIDA V, Giraglia, coppa del RE, e vi assicuro che sono sempre state delle lezioni di comportamento armatoriale. La sua integrità, il suo modo gestire un equipaggio erano dei modelli. Bruno era apprezzato dalla Spagna all’Italia come un grandissimo armatore, e per me, è un amico indimenticabile.

Tommaso Spadolini:

Caro Bruno,

stringo ancora tra le mani la delega che, poco prima di lasciarci, mi hai affidato per rappresentarti alla nostra Assemblea del 6 aprile: sarà l’ultimo Tuo tangibile, prezioso ricordo.

Ma quanti altri preziosi ricordi si affollano nel mio cuore!

Ricordi di due generazioni di Spadolini, Tue amiche, amicissime, ma che in mare facevano correre, senza esclusione di colpi, i KOALA del mio babbo, Pierluigi, contro i Tuoi DIDA, dai Tuoi primi “plasticoni” fino al DIDA V di Peterson della seconda metà degli anni ‘70 contro cui si batteva il nostro KOALA V di Vallicelli. Allora non ci importava vincere la regata: bisognava riuscire a battere il DIDA e non capitava spesso!

Si combatteva senza esclusione di colpi, sì, ma con tanto fair play e tanta signorilità: come posso dimenticare la Tua generosità che un giorno ha messo me, Tuo avversario, al timone di un Tuo DIDA?

Ecco, questo è il ricordo luminoso dell’amico che mi accompagnerà sempre, assieme a quello di tempi e di barche che forse, come Te, non ci sono più.

Ciao Bruno.

 

Il Giornale della Vela ne ha tratteggiato la figura nel bell’articolo che di seguito riportiamo.

Bruno Calandriello era uno di quei personaggi icona della vela italiana. Di lui ricordiamo, oltre che la fondazione del mitico Yacht Club di Punta Ala, anche le prime sfide in Coppa America di Luna Rossa e gli amati Dida (indimenticabile il Dida IV, uno sloop costruito dal cantiere Carlini di Rimini). Chi lo ha conosciuto lo ha definito un uomo equilibrato, dalla grande forza morale e intellettuale. Medico e sportivo, divenne l’ortopedico prediletto dei più grandi calciatori italiani.

Aveva 87 anni, il Prof. Bruno Calandriello, storico Presidente dello Yacht Club Punta Ala in provincia di Grosseto. Se n’é andato i primi di aprile, l’armatore vincente passato alla storia con la sua serie di Dida, tra le quali Dida IV e V. Stimato medico e grande appassionato di sport, dalla vela al calcio. Che stesse operando come chirurgo ortopedico o fosse al timone di una barca a vela, Bruno ha sempre ispirato in tutti una grande fiducia e tranquillità.

LA PRIMA COPPA AMERICA
Per la vela italiana la vita e le opere di Caldandriello restano un punto di riferimento, legatissime alle imprese delle sue barche e allo Yacht Club Punta Ala, cui diede vita e anima, ancora oggi tra i più rinomati centri velici italiani. C’era lui al “comando” dello Yacht Club quando arrivò Patrizio Bertelli e con lui le due sfide storiche all’America’s Cup di Luna Rossa, quelle  del 2000 e del 2003, che inchiodarno milioni di italiani ai teleschermi fino a tarda notte.

DIDA IV e V
Nel 1978, sul modello dell’Admiral’s Cup, nacque la Sardinia Cup da disputarsi negli anni pari con squadre nazionali di tre imbarcazioni. Alla prima edizione parteciparono dodici squadre, dimostrando di essere l’avvenimento velico più importante dell’anno nel Mediterraneo e in Europa. A vincere fu proprio la squadra italiana tra le cui fila correva il Dida V, prima anche nella classifica individuale.

   Dida V Dida V velepiani dida v

Ma il grande amore di Bruno fu anche Dida Quarta, pensata per vincere le classiche del Mediterraneo (non a caso nel passato di Dida Quarta vi è anche una vittoria a un’edizione della Giraglia).

Dida IV

 

Durante gli anni Ottanta il cantiere Sangermani ha trasformato gli interni di questo sloop che poi, all’inizio degli anni Novanta, è stato rilevato dal torinese Marco Rizzioli, il quale l’ha affidato al maestro d’ascia imperiese Mario Quaranta affinché lo ristrutturasse, posando anche una nuova coperta in teak. Dida Quarta ha compiuto crociere alle Baleari, in Corsica e Sardegna. Nel 2008 si è piazzata seconda di classe alle Régates Royales di Cannes, preceduta da Sagittarius. Dida Quarta è costruita con tre strati di lamellare incrociato di mogano, su ossatura e interni anch’essi in mogano.

CALANDRIELLO, RIVA E QUELL’INTERVENTO AL PERONE
Ma Bruno Calandriello, oltre che velista, era anche medico sportivo e con gli anni aveva raggiunto fama e soddisfazioni professionali diventando ortopedico di tanti calciatori del campionato italiano di calcio.
Fu lui, nel 1970, ad eseguire un delicato intervento sul perone di Gigi Riva, fratturato dopo uno scontro con l’austriaco Hof durante una partita della Nazionale a Vienna. Ma non fu solo Riva, sotto le sue mani passarono altri nomi del calcio giocato come Miani, Desolati, Cuccureddu, Favaro e Giancarlo Antognoni, che in uno scontro di gioco con Luca Pellegrini, in Fiorentina-Sampdoria il 13 febbraio, si era fratturato tibia e perone.

Il Consiglio Direttivo

Yacht Club Livorno