Porti e aeroporti

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1 – Porti e aeroporti non sono la stessa cosa, è ovvio. Gli uni accolgono navi e imbarcazioni, gli altri: aerei e carghi.

Non sono la stessa cosa nemmeno nella giurisprudenza amministrativa.

Ad agosto, il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha pubblicato una importante decisione in cui considerava illegittima, per ragioni collegate alla valutazione ambientale strategica, la scelta di allungare la pista dell’aeroporto di Firenze. A settembre, lo stesso giudice ha detto di non poter considerare le censure, fondate sulla valutazione di impatto ambientale, mosse dal nostro Club e dagli altri circoli del Mediceo contro il nuovo piano regolatore portuale.

Le cause hanno una storia e un destino che è scritto nelle stelle e la nostra, per ora, non è stata fortunata.

2 – La sentenza del Tribunale amministrativo, nella sostanza, come ha riportato il Tirreno afferma che l’iter seguito per l’approvazione del nuovo piano regolatore portuale è stato corretto.

E’ una decisione che merita rispetto, come tutte le sentenze.

Però è anche un’affermazione che può essere considerata molto discutibile e che meriterà di essere discussa in un secondo grado di giudizio.

A titolo esemplificativo, si possono richiamare due passaggi.

Nel primo si dice che è corretto che il piano regolatore portuale sia approvato dal Comitato Portuale, in cui tutti i sindaci sono rappresentati, invece che per mezzo di una intesa con le singole Amministrazioni comunali.

Apparentemente sembra la stessa cosa: l’intesa è un accordo e il voto favorevole è una manifestazione di assenso. Ma non lo è nella sostanza: in comitato portuale il voto del sindaco vale quanto il voto di qualsiasi altro membro, vale quanto il voto dei rappresentanti dei terminalisti o dei lavoratori. Nell’intesa, il voto dell’Amministrazione ha il valore di un veto sospensivo. Il voto del sindaco nel comitato portuale è il voto di una persona, mentre il voto di una intesa è il voto di una amministrazione, che deve essere ratificato e fatto proprio dal consiglio.

La seconda riguarda la violazione delle considerazioni di carattere ambientale che avrebbero dovuto condizionare la realizzazione del porto turistico.

La valutazione di impatto ambientale considera chiaramente la realizzazione del porto come condizionata dall’avvenuta bonifica del sito dagli inquinamenti: il porto Mediceo fa parte del porto di Livorno e il porto di Livorno è considerato un sito inquinato di interesse nazionale.

E’ difficile dire che questa condizione non debba essere rispettata e infatti il Tribunale Amministrativo non lo dice. Dice che i circoli non potevano denunciare questa violazione… Come se una cosa fossero i cittadini che si oppongono al porto turistico nel Mediceo e un’altra i cittadini che si oppongono all’aeroporto di Firenze.

La terza riguarda la condanna alle spese: gran parte delle eccezioni con cui le amministrazioni si sono difese sono state respinte, eppure i circoli sono stati condannati a rifondere le spese di lite.

Forse non è corretto e altrettanto forse è un messaggio che non vale la pena di commentare.

3 – La vera domanda che ci si deve porre è che cosa resta da fare adesso.

La prima risposta è una risposta banale: si deve proporre appello al Consiglio di Stato e sperare in una pronuncia più giusta.

Nello stesso tempo, ottobre vedrà il Tribunale Amministrativo decidere sulla “gara” per la realizzazione del Porto turistico.

L’autorità portuale si è difesa depositando la delibera del comitato portuale che assegna la concessione, mai comunicata al nostro Club che insieme agli altri circoli aveva chiesto il rilascio della concessione, e, di conseguenza, si deve impugnare anche questa delibera aggiornando la discussione dei ricorsi.

Insomma, si è persa un’altra battaglia ma la “guerra”, una guerra che il nostro Club non avrebbe mai voluto combattere, continua.

4 – La domanda che ha più affaticato il mio portatile in questi giorni, però, è diversa e molto più sintetica: Siamo davvero nelle peste, come vuoi far capire il Tirreno?

Siamo esattamente nella stessa situazione in cui saremmo se non avessimo fatto nulla, ma tutti sanno che ci siamo e che siamo decisi a difendere la nostra sopravvivenza e questo in un momento in cui la riforma delle autorità portuali è definitivamente entrata in vigore, in cui il governo di Palazzo Rosciano è destinato a cambiare in tempi assai rapidi, è la cosa davvero importante.

Perché queste cose devono essere decise della politica e la politica, per decidere sul futuro della città, è assai più importante di qualsiasi sentenza.

1 Commento

  1. Giulio Cabrini 15 settembre 2016 Rispondi

    Nessuna guerra di sopravvivenza è stata mai voluta da chi l’ha subìta, così nel passato, così nel presente. E’ come incappare in una burrasca, non c’è nulla da fare se non tutto quanto è possibile. E aspettare che passi.

    Ma questa “guerra” è dei molti che amano questa città, così generosa ed ospitale, dei molti che vivono il suo mare come una passione assolutamente vitale.

    Lo vivono con ogni mezzo per galleggiare o immergersi, e con ogni censo. E qualcuno li ha sprezzantemente definiti come “popolo delle barchette”. Del quale sono fiero di far parte.

    E fiero della tradizione nautica di questa città, organizzata e rinnovata nei suoi circoli. Tradizione marinara organizzata che nessuna Amministrazione a Genova, a Napoli, a Venezia o Trieste si è mai sognata di spazzar via per far posto ad un marina di privato interesse.

    E’ un contenzioso tra molti appassionati ed un unico soggetto imprenditoriale. E se la politica è nuova, attenta all’interesse comune, onesta e saggia nel trovare soluzioni e mediazioni, benvenuta sia la politica.

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